Perché i miei figli mangiano in mensa scolastica (ed è un bene)

18 novembre, 2009 § 10 commenti

Sono una maniaca del cibo. Lo dico subito come premessa a quel che sto per scrivere.

Non è solo che mi piaccia mangiare, o cucinare. E non sono affatto ossessionata da diete salutiste. Mi piace sapere come si producono gli alimenti, qual è il loro vero costo, e l’impatto che hanno sull’ambiente. Non credo ci sia nessun alimento proibito – nella mia dispensa ci sono burro e olio, carne di maiale e di pollo, riso bianco e cereali meno comuni, coca-cola e vino bianco. Credo che ogni cosa abbia il suo momento, il suo perché, la sua misura.

Mi piace mangiare un hamburger di BK così come il mio pane fatto in casa, bere coca-cola o un bicchiere di acqua del rubinetto.

Sedermi a tavola a mangiare è importante; non mi preoccupa il galateo, e confesso che quando León rutta molto forte devo sforzarmi per non ridere. Alla nostra tavola si può leggere – se siamo tutti d’accordo, quella è la regola – e così unisco le mie due passioni.

Non abbiamo una mesa camilla, e non mangiamo seduti sul divano. Questo grande tavolo di legno che ci portiamo dietro di casa in casa dall’attico della calle Lavapiés è il centro del nostro salotto. Ci hanno mangiato decine di persone, ci abbiamo disegnato piantine di appartamenti, fatto i conti, appoggiato computer e accarezzato gatti. Vi si sono seduti i nostri figli, dal momento in cui sono potuti star seduti: non hanno mai avuto un seggiolone, bensì una sedia regolabile della Stokke che permetteva loro di stare a tavola insieme a noi. Per l’educazione alimentare / culinaria / sociale di un bambino la cosa più importante è condividere i pasti con gli altri. È una convinzione che ho e la cui validità mi viene dimostrata costantemente.

Mangiare non è una necessità, ma un atto sociale e culturale: impari a mangiare guardando i tuoi genitori mangiare. Ne godi se loro lo fanno. Osi provare cose nuove se la curiosità è una qualità nella tua famiglia.

Di come abbiamo dato da mangiare a León e Linus dovrò parlare in un altro momento, mi sto dilungando. Dove voglio arrivare è a perché appena abbiamo potuto li abbiamo messi entrambi nella mensa dell’asilo prima e della scuola dopo.

I bambini sono conservatori per natura. Vogliono la sicurezza della ripetizione. E va bene, ed è utile per molte ragioni, ma pure chi li educa (i genitori, si spera) devono insegnar loro ad ampliare i circoli di sicurezza. Ho voluto che mangiassero in mensa perché provassero cose diverse da quelle che cucinavamo in casa. Piatti che noi non preparavamo, o che facevamo in modo diverso. Essendo io italiana, inoltre, volevo che si abituassero al cibo tradizionale spagnolo/andaluso.

Il valore della mensa, a parte lasciare un’ora in più di respiro ai genitori, sta soprattutto nel fatto che i bambini condividono l’esperienza dello stesso pasto. Tutti mangiano le stesse cose; a volte gli piacerà, a volte no. Ma è quel che c’è. Forse n0n gli piace un piatto, ma al bambino accanto sì, e penserà “però!”; e non ci sono lì suo padre o sua madre che pensano che ogni boccone lasciato nel piatto sia un passo verso una morte certa per denutrizione (psst: i bambini, se hanno fame, mangiano. Una questione diversa è che sono furbi e cercano di mangiare quello che vogliono loro e non quel che vuoi tu). E sapete che? In mensa spesso i bambini mangiano meglio che a casa. Perché lì il cibo non viene usato come arma, perché ai bambini si lascia il tempo di mangiare senza stress, e si dà loro autonomia.

Perfino quando il menú (all’asilo) non mi convinceva – mangiavano qualcosa che fosse chiaramente vegetale solo una volta *al mese* – sapevo che i pro erano più dei contro. Stavo esponendo i miei figli a esperienze diverse. Ci dava qualcosa di cui parlare. Potevano mangiare socialmente – mentre a casa, per differenze di orari nei nostri lavori, avrebbero mangiato spesso da soli.

La mensa della scuola dove sono adesso ha dei difetti, certo. Il catering non assume abbastanza personale; a volte il cibo è mal scongelato. Questioni logistiche che mi piacerebbe venissero risolte. I menú? Mi piacciono.

Due o tre anni fa (cercherò l’informazione esatta) il Governo Regionale obbligò le ditte di catering delle mense scolastiche a modificare i menú seguendo certe direttive: niente fritti né precotti, diminuzione della carne rossa a favore delle carni bianche e del pesce; uso di legumi, carboidrati, frutta e verdura.

La prima reazione fu di protesta, perfino da parte delle ditte di catering, che all’improvviso videro come non potevano arrangiarsi con patate fritte e bastoncini findus, e che dovevano pensare un po’ a come preparare pasti sani e appetitosi. Povere.

I genitori della nostra scuola (molti o per lo meno molto rumorosi) si lamentano da due anni: che se i bambini mangiano poca carne, che se c’è poca verdura, che se ci sono piatti strani, che non prendono mai latticini, che se il bambino non mi mangia e dopo a casa devo dargli di nuovo da mangiare perché guarda come sta [NdR: sta molto bene].

Il menú di León e Linus prevede un apporto calorico medio di 600-700 kcal (considerando un fabbisogno giornaliero di 1300-1600 kcal, più che sufficiente), e 21-27 g di proteine a pasto (considerando che *al giorno* hanno bisogno di 20-28 g, e che un bicchiere di latte apporta già 8 g, basta e avanza).

Mangiano carne (quasi sempre bianca, pollo o tacchino, a volte maiale) una volta a settimana, pesce due, legumi due o tre volte. C’è verdura ogni giorno (insalata, cotta, in puré o tipo ratatouille). Ci sono carboidrati (pasta, riso o patate, a parte il pane naturalmente). Ci sono poi altre proteine aggiunte perché a volte sono nelle salse o nelle zuppe (pasta al ragù, zuppe di legumi).

Le lamentele che abbiamo sentito io e Juan, con le nostre orecchie, sono state:

  • i bambini mangiano frutta tutti i giorni (desiderio dei genitori; yoghurt – zuccherato suppongo, budini, actimel)
  • i bambini non mangiano carne (desiderio: carne tutti i giorni, e possibilmente di manzo)
  • i bambini mangiano cibi congelati (considerano che congelato equivale a poca qualità)
  • i bambini mangiano troppa verdura (ai bambini non piace, a casa non la mangiano, in mensa nemmeno, e muoiono di fame)

Juan ha sentito una madre chiedere di parlare col personale che stava con suo figlio per potergli spiegare come dargli da mangiare. Altri si sono lamentati che sevono pesce economico; perché si sa, a mio figlio, il meglio del meglio, solo sogliole fresche! A parte che in mensa da L&L ho visto merluzzo, mero, sogliola, tonno. Mi piacerebbe che mangiassero sgombri e sardine, ma suppongo che abbiamo un sapore troppo forte e troppe spine perché sia fattibile.

Ci sono bambini della materna, di 3 o 4 anni (spero non più grandi) che ancora fanno colazione col biberon di latte e biscotti. Molti arrivano in passeggino (“È stanco”. Noi facciamo a piedi i 950 metri da casa a scuola tutti i giorni, andata e ritorno; i bambini arrivano di fabbrica con u paio di gambe e, sì, le sanno usare. Se piove si bagnano, o arrivano un po’ più tardi. Se fa caldo sudano. Se sono stanchi si arrangiano.)

E ieri, all’uscita della mensa ci hanno dato questa lettera dalla Delegazione di Consumo e Salute.

Stimato/a Padre!/Madre:

Un altro anno stiamo lavorando per migliorare il menú servito agli alunni dei centri di educazione infantile e primaria della città di Siviglia.

Col fine di migliorare le nostre abitudini alimentari familiari e comprendere meglio il sistema con cui si reparano i menú nelle mense scolastiche, vi invitiamo a realizzare alcune riflessioni sui luoghi comuni che esistono sull’alimentazione.

È vero che…?

Il cibo della mensa è pensato per bambini obesi.

Falso. Il cibo della mensa apporta tutta l’energia e tutti i nutrienti di cui il bambino ha bisogno a pranzo, per cui è un pasto completo.

Il riso, la pasta o il pane integrale fanno dimagrire.

Falso. I cereali integrali apportano più vitamine, minerali, fibre e acidi grassi essenziali che i raffinati e per tanto sono più adeguati nell’alimentazione infantile.

La verdura e la frutta non apportano quasi nutrienti.

Falso. La frutta e la verdura apportano vitamine, minerali e sostanze fitochimiche che aiutano a prevenire molte malattie, e che non si trovano in altri alimenti.

Bisogna mangiare molta carne per essere forte e crescere.

Falso. La carne va mangiata in giusta misura, attualmente realizziamo un consumo esagerato di questo alimento, che la converte in potenzialmente dannosa.

Il cibo della mensa non è adeguato per i bambini.

Falso. Non esiste un cibo specifico per bambini, i gusti si creano nell’infanzia. Vogliamo instillare abitudini sane nei nostri figli?

Se il bambino non mangia la verdura adesso la mangerà da grande.

Falso. Le abitudini dei bambini si profilano generalmente prima dei 12 anni, per questo è importante selezionare adeguatamente prima di quest’età gli alimenti che offriamo loro.

È molto importante l’esercizio fisico. Stimoli nei suoi figli la pratica di attività che contribuiscano al loro sviluppo ed eviti il sedentarismo.

Evidentemente devono aver ricevuto tante lamentele di questo tipo, che hanno dovuto spiegarci cose basiche come che la frutta e la verdura sono nutritive. Cose che mi fanno vergognare. Mi vergogno al venire associata con genitori che pensano che la pasta integrale fa dimagrire (adesso capisco perché la gente va a Natur House a perdere peso).

Come possiamo pretendere che la scuola e l’amministrazione ci prendano sul serio se le lamentele sono queste? Se quello che chiedono i genitori è che ai loro figli venga dato tutto su un vassoio d’argento – tutto dev’essere facile: la divisa perché se no si discute su cosa mettersi la mattina (e non c’è bisogno di stirarla, col 60-80% di poliestere rimane dritta dritta appena la tiri fuori dalla lavatrice); il cibo che il bambino mangi veloce e tanto; la macchina o il passeggino per arrivare veloci e parcheggiare in terza fila.

Non so nemmeno come terminare questo post, mi sento impotente. Non sento nemmeno un pizzico di piacere al pensare, con arroganza, che io ho ragione e loro no. Mi sento una bestia strana, e anche se ci sono abituata… uff.

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§ 10 risposte a Perché i miei figli mangiano in mensa scolastica (ed è un bene)

  • alebegoli scrive:

    credo di essere anch’io una bestia strana perché condivido completamente il tuo post. Per peggiorarti l’umore, ti segnalo che la polemica cittadina delle scorse settimane, a Ravenna, è stata “come si permettono di dare ai nostri figli cous cous e riso alla cinese, devono mangiare romagnolo!”. al peggio e all’ignoranza non c’è limite.

  • sofia scrive:

    “…impari a mangiare guardando i tuoi genitori mangiare. Ne godi se loro lo fanno…” e se si mangiavano la roba tua quando ti alzavi da tavola senza permesso? Hai imparato a rubare? Spero di no, diomio. Che pessima educazione!

  • Alice Twain scrive:

    Ale, mi ricordo l’intervistina a un bimbo (tunisino) di una delle prime scuole emiliane che integravano il menù con cibi “importati”. “Ma a scuola lo mangi il cus-cus? Ti piace?”. “Sì, è buono. Ma quello che fa la mia mamma è ancora più buono”. “PErché come lo fa la tua mamma?”. “Come quello della scuola, ma ci mette anche i tortellini”. Ecco, i bambini se ne fregano se il cus-cus è africano e il riso alla cantonese. I bambini mangiano quello che gli piace.

  • annalibera scrive:

    sofia, non ho imparato a rubare (bene), no :D Ma sì a provare a fare ricette nuove e a bruciare il brodo.
    Alice, bellissima storia.

  • comidademama scrive:

    Bel post Anna, brava.

    Da noi in Trentino il menu è molto equilibrato e ben concepito, vario, con prodotti locali e laddove possibile, anche biologici. C’è sempre frutta.
    Marta nello stesso tempo trova che ci sia scarsa cura nei piatti, ma alla fine mangia tutto e ha anche imparato ad assaggiare delle cose nuove. Poi magari non le piacciono, ma si è fatta un’idea.

    Sai bene che alla scuola pubblica in USA mangiava cose molto simili a quelle che descrivi in Spagna prima della riforma. Riconosceva che fossero molto meno salutari, ma le piaceva i gradi di libertà in più che le venivano assegnati nello scegliere. Ma non voglio confondere al questione di autonomia-educativa con quella legata all’educazione alimentare.

  • Lorella scrive:

    Condivido in pieno il tuo post,il servizio che si occupa della mensa nel circolo didattico che frequentano le mie figlie (una all’asilo, l’altra in prima elementare) ci fornisce un calendario dove è riportato giorno per giorno cosa mangeranno e che prevede, quest’anno, un giorno al mese con il menù di un solo colore proponendo cibi abbinati a quel colore mentre l’anno scorso una volta al mese avevano il menù regionale e l’anno prima il menù etnico.
    Ritengo importante che possano conoscere quanti più cibi possibili non solo della nostra cucina ma anche di quella regionale e anche di altri paesi.
    p.s. abbiamo abbandonato il passeggino per tutte e due le bambine prima di compiere i 3 anni e da quest’estate si macinano anche parecchi kilometri facendo escursioni in montagna (una ha 4 anni appena compiuti e l’altra 6 anni e mezzo).

  • annalibera scrive:

    Ale, spero di averti risposto su FriendFeed – se no lo faccio qua in ritardo. Grazie per il commento. Non sono sicura di essere una bestia rara, quanto che chi si lamenta fa più rumore.

    Lorella, il menú etnico sarebbe molto bello! Quest’anno hanno fatto la merenda di Thanksgiving, che anche se alla fin fine di Thanksgiving veramente non era, è stato un qualcosa di insolito e nuovo.

  • roberta scrive:

    cara anna
    una bella riflessione, che condivido appieno: io, ad esempio, ho letteralmente imparato a mangiare all’asilo (pre-asilo non mangiavo quasi nulla, ma da bambina timida non volevo farmi notare, e quindi mangiavo come mangiavano gli altri). ho tre nipoti piccoli i cui gusti sono stati plasmati dai genitori (“è ovvio che gli piaceranno le lasagne”, “di certo non gli piacciono le bietole, solo papatine!” piuttosto che dai tentativi e dalla curiosità. E credo che questo sia un problema.
    Ora, da incinta con zero paranoie, una delle poche cui penso, quando penso al “dopo”, è all’educazione alimentare del pargolo che arriverà, ovvero all’educazione alla curiosità e allo stare insieme godendo di cose buone e diverse. Staremo a vedere, mi farebbe piacere sapere come hai fatto tu con i tuoi figli.
    ciao
    rob

  • annalibera scrive:

    Rob, aspetta che tolgo le ragnatele che ho nell’angolo del cervello dedicato allo svezzamento. Noi abbiamo introdotto tutti i primi alimenti uno a uno (un giorno carota, un altro giorno mela, poi pera, poi zucca). Mi sono serviti molto i libri di Annabel Karmel (cercala su Amazon), soprattutto perché al paragonare quel che era scritto lì (e che sembra essere la corrente britannica) con quel che sentivo dall’Italia con quel che mi diceva la pediatra spagnola, mi rendevo conto che non c’era un unico modo di fare le cose. Ci sono certi precetti comuni basici – tipo, niente uova a 4 mesi, glutine meglio dopo che prima, attenzione a certi alimenti particolarmente allergenici – ma poi è la cultura quel che stabilisce cosa si mangia. A me l’idea di dare una pappona di 4 frutti diversi così di colpo non mi sembrava bella, per cui abbiamo cominciato con mela cotta (con un poco di cannell). Poi la mescolavo con crema di riso. Poi la carota, poi carota+mela, o carota+riso, eccetera. Cercando di non ossessionarsi, e di offrire spunti diversi. Se ti piace mangiare, e ti fai poche paranoie (neomamme con zero paranoie non ne ho mai viste ^_^), andrà tutto bene. Ricorda solo che il pediatra non è mai dio in terra.
    Fammi sapere come va il/la bimbo/a!

  • roberta scrive:

    anna, gentilissima. grazie della risposta personale, io facevo solo riferimento al fatto che sopra scrivevi (mi pare di ricordare) che avresti dedicato un post all’educazione alimentare dei tuoi figli, cosa che mi incuriosiva.
    il futuro figlio è maschio, arriverà a primavera, intanto mi vado a cercare le cose della karmel e metto nelle cose da leggere.
    ma in principio, e in partica, pure io mi sento contraria ai “mischioni” (e qui c’è un trauma di quando facevo l’educatrice con i disabili che mangiavano frullato, e ai quali la maggior parte dei colleghi frullava primo+secondo+verdura tutto insieme…chè ovviamente si faceva prima…)

    ciao!

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