perché leggere
febbraio 25th, 2009 § 2 commenti
Quando sento quelle persone che dicono che quando leggono si estraniano in un altro mondo, che viaggiano con la fantasia, che immaginano mondi nuovi, non lo capisco. Mi suona a esperienza spirituale, e se c’è qualcosa che proprio mi manca è la spiritualità.
Quando sento quelli che dicono che leggono (solo) libri che possano insegnargli cose nuove, non lo capisco. Per quello ci sono i libri di testo, forse i saggi – e nemmeno quello, veramente.
Cosa prendo io dai libri? O per dirla semplicemente, perché leggo?
Non lo so, non me lo sono mai chiesto. Non credo ci sia una ragione; e se c’è, non m’interessa. Dico che non sono spirituale, ma la lettura forse è per me quello che per gli altri è la fede: non la questiono, è lì, e ci credo. Non ho bisogno di una ragione per leggere. È una necessità. Lo faccio, e basta. Sono anche di bocca buona, leggo un po’ di tutto, ed è molto difficile che un libro proprio non mi piaccia. Ho delle preferenze, e ultimamente ho cercato di pensare a perché alcuni libri proprio sì, ed altri proprio no, ma questo pensiero analitico mi risulta difficile, e alla fin fine artificioso; insomma, è un modo per parlarne con gli altri, ma con me stessa non ho bisogno di analizzare i miei gusti. Per questo pure è difficile chiedermi consigli letterari: mi piace quasi tutto.
Questo post ha preso spunto da questa lettera apparsa sul New York Times l’estate scorsa, di cui mi aveva colpito questo paragrafo:
When reading is reduced to meaning only the acquisition of information, it is no surprise to find that minds are impoverished. Do you agree or disagree with “Jane Eyre”? With “Hamlet”? With “Their Eyes Were Watching God”? The question is meaningless, beside the point.
E quasi nello stesso periodo mi è capitata sott’occhio questa citazione di Pavese, su Phonkmeister:
Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi. (Cesare Pavese – Il mestiere di vivere)
Ecco, la conferma di quello che già pensiamo o il modo giusto di dirlo (che non avremmo mai trovato senza quel libro) sono ottimi motivi.
[...] a Annalibera che scrive cose [...]